La valutazione dello stress lavoro-correlato riguarda anche la valutazione del burnout e del mobbing?

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Se per quanto riguarda il burnout, “la valutazione dello stress lavoro-correlato comprende anche tale fenomeno in quanto esso rappresenta una forma particolarmente esasperata di stress da disfunzione organizzativa”, il mobbing (“trattandosi di comportamenti individuali, volontari, illeciti e dolosi”) non può essere oggetto di valutazione del rischio in senso stretto. Tuttavia, continua il documento, “nel valutare il rischio da stress lavorocorrelato si prendono in considerazione aspetti dell’organizzazione del lavoro (di contenuto o di contesto) che possono rappresentare elementi di attacco a una o più persone come atti vessatori, o che possono costituire un terreno favorevole”. E la presenza di casi di mobbing in azienda (istanze giudiziarie) “va considerata come indicatore di possibile stress lavoro-correlato”.nn nnDopo aver sottolineato più volte che le indicazioni metodologiche della Commissione consultiva costituiscono solo il livello minimo di attuazione dell’obbligo, il gruppo di lavoro interregionale si occupa dei tempi che generalmente occorrono per l’attuazione delle varie fasi del processo di valutazione.nn nnItempi per realizzare la valutazione preliminare “devono essere congrui con la dimensione e la complessità aziendale, in particolare in relazione al numero di partizioni organizzative o gruppi omogenei. Quest’ultimo aspetto riguarda in particolare le aziende di maggiori dimensioni per le quali il completamento della fase preliminare potrebbe richiedere un arco temporale di alcuni mesi”. E alcune tappe del percorso (ad esempio individuazione gruppi/partizioni, piano di valutazione, costituzione team di valutazione,…) “possono richiedere 1-2 mesi, senza significative differenze tra piccole, medie o grandi aziende”.nn nnDunque “la valutazione preliminare nelle aziende di maggiori dimensioni (oltre 250 addetti) può durare complessivamente da sei mesi a un anno; in quelle di minori dimensioni, tempi proporzionalmente minori. A questo vanno successivamente aggiunti i tempi di attuazione di eventuali misure correttive e la verifica della loro efficacia, tempi commisurati alla natura e complessità delle misure correttive da attuare, che nelle situazioni più difficili e complesse potrebbero essere compresi tra alcuni mesi fino ad un anno. In ogni caso va definito un programma temporale di attuazione delle misure correttive e della loro verifica”.nnInfine l’eventuale valutazione approfondita, “dopo la messa in atto di misure correttive derivanti dalla valutazione preliminare e la verifica della loro insufficienza, potrà comportare tempi variabili sulla base del tipo di strumento utilizzato e del numero di gruppi omogenei o partizioni organizzative che la richiedono”. Anche in questo caso il Datore di lavoro dovrà definire un programma temporale di attuazione.nn nnRicordando che la lettera circolare del Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali del 18 novembre 2010 indica che la data del 31 dicembre 2010 “deve essere intesa come data di avvio delle attività di valutazione, ai sensi delle indicazioni metodologiche della Commissione consultiva”, a circa un anno di distanza cosa devono aver fatto le aziende per essere conformi a tali indicazioni?nnNel documento si indica che “le micro (fino a 10 addetti), le piccole (da 10 a 50 addetti) e le medie aziende (da 50 fino a 250 addetti) devono aver completato almeno la fase preliminare pianificando le misure correttive e di miglioramento eventualmente necessarie”. Mentre per le grandi aziende – “che potrebbero non aver ancora terminato la valutazione preliminare per tutti i gruppi omogenei o partizioni organizzative individuati” – le indicazioni della Commissione “prevedono che ci debba essere una ‘programmazione temporale’ delle attività di valutazione con l’indicazione del termine finale di espletamento. Tale termine riguarda ovviamente la prima fase (valutazione preliminare). Le attività programmate devono essere effettivamente iniziate”.nnSempre a questo proposito il documento interregionale sottolinea che “deve essere definito un piano con scadenze, percorso di valutazione, calendario di valutazione dei gruppi o partizioni. L’avvio del processo di valutazione deve essere indicato nel DVR con data certa. La programmazione temporale delle attività deve essere effettivamente rispettata (salvo giustificazione oggettiva e documentata). Nel processo di valutazione previsto non vi devono essere interruzioni ingiustificate”.

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